MASSIMO MAGGIARI

 

Massimo Maggiari è nato a Genova-Nervi nel 1960. Attualmente vive a Charleston, nella Carolina del Sud, dove insegna lingua e letteratura italiana all’università locale e organizza festival di poesia italiana.

Ha collaborato con saggi, interventi e recensioni a diverse riviste d’italianistica in Italia, negli Stati Uniti e in Sud Africa facendo ricerca su poeti ermetici come Alfonso Gatto e Leonardo Sinisgalli. Ha dedicato anni di studio all’opera poetica di Arturo Onofri e ha pubblicato il saggio Cosmo e archetipi nella poesia di Arturo Onofri (Caramanica, 1998).

La sua prima raccolta di versi s’intitola Terre lontane/Lands Away (Campanotto, 1999) con introduzione di Giuliano Manacorda e post-fazione di Giuseppe Conte (Premio Italo Alighiero Chiusano, Frascati 1999). Suoi versi sono apparsi in Austria su The Poet’s Voice, in Sud Africa su Italian Studies in South Africa, negli Stati Uniti su Chelsea, The Paterson Literary Review, in Italia su Colophon e Fare anima e sugli atti del festival "Le acque di Ermes/The Waters of Hermes".

Per il progetto Poesia nel mondo (Guanda, 2001) ha tradotto poeti egiziani e di lingua ugro-finnica. Ha curato la traduzione in inglese di una selezione di poesie di Leonardo Sinisgalli.(maggiarim@cofc.edu)

 

 

 

 

Nobile in volo.

Al Polo, al Polo

gridano i guerrieri

e i ponti d’arcobaleno

chiedono al tuono la pace

di pioggia e neve.

Al Polo, al Polo

gridano i guerrieri

e dalle terre di Thule

cavalcano nubi e cuori

fino alle sette cime d’argento.

Al Polo, al Polo

non indugiate, presto

alla dimora dell’Imperatore

e bussate, bussate

alle porte di vetro e foglie

alle finestre di roccia e riso

bussate, fino a stremare:

questo è il cancello

dei quattro regni del mondo.

Vincete il drago

compite il gesto magico

inazzurrate le bandiere

sulla calotta di ghiaccio

camminate sui riflessi dell’acqua

liberi dalla salsedine

danzate, gioite, dimenticate

strappategli i denti

per sempre

rossi sarete melograno sui colli

 

Il peana di Amundsen

Vento che albeggi

i sogni dei monti

alita amore e canto

sugli spalti celesti

e offri

parole e sangue

alle voci del mondo.

Proteggi il mio cielo

le mie costellazioni

i loro astri nascenti

difendi il mio fiordo

e le sparse tribù

dei cacciatori dell’Orsa.

Io sono Roald Engelbert Amundsen

esploratore artico, norvegese

sono figlio di Iems

costruttore di velieri altissimi

di Borge nell’Ostfold

sognatore dell’Orsa maggiore.

Ho un corpo d’albero millenario

sono forte, sono gioioso

sono onda e sasso

d’estate ho quarantamila rami

d’inverno ho undici dita

e in sogno afferro la mente

in un mare di spruzzi e silenzio.

Parlo dal petto

un lingua di tartarughe e golfi

e sereni i mattini s’incendiano

offrendo alle navi

una pace di luce e sale.

Nell’inverno del millenovecentotrè

sull’isola di re Guglielmo

ai tramonti

salivo su un piccolo scafo

e gli eschimesi

sentivano i miei passi

leggeri risonare

tra le gole dei fiordi

e perdersi

nelle ombre di cristallo.

Le notti scivolavo tra le banchise

immerso tra pece e bruma

e la luna

che innevava di latte

invano mi cercava

filando al timone

mille fiocchi d’argento.

In segreto intagliavo di fuoco

un passaggio a nord-ovest

e nei ghiacci in fusione

danzavano occhi e angeli neri.

 

Sedna

Questa notte la luna desidera la tua anima

fratello Roald.

Preparati a viaggiare

preparati a incontrare gli spiriti della notte

tu fratello Roald

del vascello alato di torri

preparati a viaggiare nelle terre di Sedna, la madre.

Giù nel blu profondo

nel seme dell’acqua

dove la roccia e il flutto affondano

giù nell’oscuro abisso

dove il mare incontra l’oceano

e le braccia antiche del mondo sfiorano il volto.

Laggiù la madre della balena Narwhal

ti aspetta

la madre della foca, del tricheco, del salmone

la madre dell’azzurro che vede nei tuoi occhi

ti aspetta.

Assicura il nodo alle tue corde

avvolgi le giuste parole alla tua lingua

ascolta la risacca che getta il silenzio.

Il suo passo è corrente

la sua presenza soffio di creta e mare

amala è l’invisibile

amala e rinascerai nella sacra Thule

amala quando la luna rischiara

amala e non chiedere nulla.