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I CENCI

da Percy B. Shelley

 

tragedia

citazioni

ringraziamenti

 

   Giugno 1999

La compagnia teatrale è nata dalla collaborazione fra studenti delle Università di York   (G. B.) e di Bologna. Questa rappresentazione si colloca a conclusione di un corso di studi su Shelley condotto dalla prof.ssa Lilla Maria Crisafulli, docente di Lingua e Letteratura Inglese presso l'Università di Bologna.

 

 

Personaggi e Interpreti

 

Conte Francesco Cenci
 Kate Wallis

Beatrice, figlia di Cenci
Charlotte Williams

Giacomo, figlio di Cenci
Michele Santini

Bernardo, figlio di Cenci
 Daniela Gaspari

Cardinal Camillo
Lidia Icardi

Orsino, un Prelato
 Giampiero Bagni

Savella. legato del Papa
 Carmen Baiamonte

Olimpio, assassino
 Cristiano Zanetti

Marzio, assassino
 Luca Fontana

Andrea, servitore di Cenci
 Alessandro Currò

Giudice
Matteo Orlando

Guardia e Ufficiale 
Enrico Carpanelli

Lucrezia, moglie di Cenci e matrigna dei suoi figli
 Michela Montevecchi

regia e adattamento
Charlotte Williams e Kate Wallis

trucco
Arianna Lombini e Carolina Cuizza

suggeritore
Helen Carroll

fotografia
Stefano Foglia

 

 

La tragedia


Questa rappresentazione riguarda una rivisitazione della tragedia di Shelley, I Cenci, scritta a Roma nel 1819, ambientata nel 1599 e basata sulla vera storia di una famiglia romana, i Cenci.

L’opera dell’autore è direttamente ispirata alla scoperta da parte di Shelley del quadro attribuito a Guido Reni Beatrice Cenci ed è frutto della sua percezione della cultura rinascimentale italiana.

La rappresentazione si apre con un dialogo tra Cenci e il Cardinale Camillo, dal quale si evincono la crudeltà e la durezza del Conte Cenci. La perversità del suo carattere emerge durante la scena del banchetto, quando egli gioisce alla notizia della morte dei suoi figli. Il Conte Cenci è temuto da tutti i personaggi, tranne che dalla figlia Beatrice, fino alla violenza dell’incesto, che non viene rappresentato direttamente ma a cui si allude attraverso il linguaggio delirante di Beatrice. Incapace di tollerare oltre la violazione morale e fisica, ella complotta la morte del padre con la matrigna e il fratello. Vengono pertanto ingaggiati dei sicari perché portino a compimento il delitto. Diventa allora evidente come Beatrice si sia trasformata nell’alter-ego di suo padre. Il delitto viene scoperto e tutti i personaggi implicati sono condannati a morte.

Nella scena finale l’atteggiamento stoico di Beatrice di fronte alla morte è indice di grande coraggio e rivela tutta la forza di un personaggio con un grande potenziale tragico. 

Beatrice è dunque figura proto-femminista, ma appartiene anche alla grande tradizione delle eroine tragiche classiche e neoclassiche, quali Antigone, Medea e Mirra. Per chi ha realizzato questa messa in scena rappresenta soprattutto la tipica eroina shelleyana, simbolo della strenua ricerca della libertà.

Quest’opera è fra le poche tragedie romantiche inglesi scritte non solo per la lettura ma per il palcoscenico. Nel '900 il ‘play’ è stato raramente rappresentato; una delle poche occasioni si è avuta nel corso delle celebrazioni del bicentenario di P. B. Shelley, a New York nel 1992.


 

Citazioni

 

La vendetta, la restituzione delle ingiurie e la successiva espiazione sono gravi errori. Se Beatrice avesse pensato in questo modo, sarebbe stata migliore e più saggia; ma non sarebbe mai stata un personaggio tragico.

‘I Cenci’ - Preface


Conte Cenci

Io amo la vista dei tormenti, e la sensazione della gioia,

Quando questa è mia e quelli sono di un altro.

Per niente conosco il rimorso e poco la paura [...].

‘I Cenci’ (I, 1, 82-84)


Beatrice

Morte! Morte! La nostra legge e la nostra religione ti chiamano

Ricompensa e castigo... Oh, quale

Ho meritato?

‘I Cenci’ (III, 1, 117-119)


Conte Cenci

Io non mi sento di essere un uomo,

Ma un demonio destinato a punire

Le offese di qualche mondo dimenticato.

Il sangue mi corre nelle vene;

Un terribile piacere lo fa fremere e ribollire:

Sento il vertiginoso morbo di uno strano sgomento;

Il mio cuore batte nell'attesa

Di un'orribile gioia.

‘I Cenci’ (IV, 1, 160-167)


Savella

  Ammettete

Che avete desiderato la sua morte?

Beatrice

 Sarebbe stato

Un delitto non minore del suo, se per un momento

Quel violento desiderio fosse appassito nel mio cuore.

‘I Cenci’ (IV, 2, 128-132)


Giacomo

Cosa! Avete il coraggio, con questa fuga che ci accusa,

Di gettare l'inevitabile condanna su Beatrice?

Lei che sola, in questa impresa snaturata,

È come un angelo divino aiutato

Da demoni; mentre vendica un atto tanto innominabile,

Da trasformare il nero parricidio in un gesto di misericordia

‘I Cenci’ (V, 1, 40-45)





Si ringraziano per la disponibilità e la collaborazione:

Il Magnifico Rettore dell’Università

degli Studi di Bologna

Prof. Fabio Roversi Monaco

 

Il Prof. Edoardo Vineis

Preside della Facoltà di Lingue e

Letterature Straniere

 

La Prof.ssa Carminella Biondi

Direttore del Dipartimento di Lingue e

Letterature Straniere Moderne

 

La Dott.ssa Lucia Gunella

tecnico informatico della Facoltà di

Lingue e Letterature Straniere

 

Angela Belluzzi

Economato dell’Università di Bologna

 

Domenico Carbone

Aula Absidale di Santa Lucia


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