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ha tenuto per gli studenti delle Facoltà di Magistero, di Lettere e Filosofia e di Lingue e Letterature Straniere, seminari ed esercitazioni di Storia della Letteratura Italiana; Metodologia della Letteratura; Esegesi dantesca; avviamento alla prova scritta, con seminari mirati all'analisi testuale e ai fondamenti di Metrica, Retorica e Stilistica; ha svolto funzioni d'orientamento, assistenza e tutorato per gli studenti della Facoltà di Magistero, di Lettere e Filosofia e di Lingue e Letterature Straniere, in previsione delle loro prove d' esame; ha tenuto corsi di orientamento di lingua e cultura italiana, per gli studenti della sede bolognese della Indiana University, propedeutici agli a.a. 1981-82, 82-83 e 83-84; ha partecipato con regolarità a sedute di laurea, quale correlatore per numerose tesi di laurea in materie di area dell'Italianistica e in Poetica e retorica; ha fatto parte con regolarità, di numerose commissione d'esame di Lingua e Letteratura Italiana I e II, di Filologia Italiana, di Storia del Teatro Italiano, di Filologia Medievale ed Umanistica, presiedute dai Proff. C. Delcorno, A. Battistini, L. Avellini, C. Mazzotta, R. Cremante, E. Gronda, P. Vecchi Galli. Ha inoltre collaborato alla correzione degli elaborati della prova scritta di Italiano; ha tenuto nell' a.a. 1992-93 un affidamento di Filologia Medievale ed Umanistica per il Corso di laurea in Materie Letterarie della Facoltà di Magistero, presiedendo la relativa commissione d'esame; ha tenuto per affidamento, a partire dall'a.a. 1993-94 e fino all'attuale 1998-99, corsi di Sociologia della Letteratura, attivati dapprima presso la Facoltà di Magistero e di Scienze dell' Educazione, ed attualmente per la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere. Tali corsi hanno sviluppato argomenti con intenti di ricerca originale, incrociando tendenze della socialità e dell'immaginario contemporanei con la dimensione diacronica del patrimonio letterario (inteso in chiave comparatistica, in funzione anche delle esigenze didattiche dei destinatari), per fissare la nascita e lo svolgimento di motivazioni e spinte di fenomeni culturali, di pensiero e di costume. Con "Scrittura e mondo femminile. Alcune figure tra Rinascimento e Novecento", si sono studiati i processi di acculturazione della donna e l'accesso allo strumento scrittorio, in chiave di comunicazione personale e creatività letteraria, in rapporto all'evoluzione del pensiero femminista. "Le piazze d'Italia. festa, spettacoli, socialità nello spazio cittadino dal Medioevo al Novecento" ha inteso indagare la cultura della piazza sotto il profilo della genesi e della destinazione dell'elaborazione testuale, essendo questo lo spazio tipico della civiltà urbana italiana dove si incontrano tradizione orale e letteraria, cultura popolare e del potere, con l'alternarsi dei protagonisti delle occasioni religiose, festive e spettacolari, politiche e culturali. "L'ambiente delle lettere. Natura e letteratura nella civiltà italiana dal Medioevo al Novecento" ha percorso nell'evolversi delle pagine letterarie i fattori estetici e i criteri di gusto che modificano ad un tempo realtà naturale e sua rappresentazione testuale, in un processo che va dall'hortus conclusus medievale, al giardino all'italiana, dai paesaggi romantici fino all'angoscia della civiltà urbana della modernità, fino allo sviluppo della sensibilità ecologica. Con il corso su "Lavoro femminile, lavoro maschile nell'immagine letteraria", si è inteso proporre, accanto alla riflessione sullo status e la funzione degli intellettuali, un'indagine sulla capacità dello strumento letterario di rappresentare figure del lavoro, dell'artigianato e delle professioni liberali, rigidamente ripartite secondo la prospettiva di gender, in funzione mimetica, fantastica, o di costruzione di un paradigma culturale, a fronte dell'evoluzione strutturale dall'antico regime alla stagione della modernità industriale. Il corso su "Il corpo e le lettere. Letteratura prima del pulp" è stato incentrato sull'analisi della condizione postmoderna, vista non solo in relazione ai fenomeni di massa dell'industria culturale e degli strumenti mediatici nella crisi di fine millennio, ma come portato di una linea scarsamente sondata nell'ambito italiano della raffigurazione corporea, nei suoi connotati di materialità, divaricati fra realismo dolente e gioioso erotismo. Le lezioni intitolate "Dei bambini non si sa niente. Giovani, Vecchi, violenza: l'immagine letteraria del conflitto generazionale", partendo dai protagonisti della stagione dei "cannibali", ha rintracciato gli aspetti della conflittualità inter generazionale come si è venuta fissando nelle raffigurazioni testuali, tra inquietudini sacrali e antropologiche dell'età medievale, pedagogia umanistica, avventure del Settecento libertino, mitizzazione dell'infanzia nella stagione romantica, attualità caotica delle sottoculture giovanili. Ad apertura del nuovo millennio, si è scelto di trattare fenomeni di larga incidenza sociale, e dagli effetti culturali ancora scarsamente apprezzati nell'ambito della cultura italiana. Il corso sviluppato su "La scrittura dei migranti. La letteratura e il mondo degli altri" ha infatti proposto un'analisi critica delle prime ricche testimonianze dell'impatto che anche il costume letterario italiano conosce sotto la spinta dell'"invasione" di culture, mentalità, costumi e religioni estranee, o finora semplicemente relegate nell'esotismo lontano, compenetrate ora in un inarrestabile processo di civiltà multiculturale. Gli argomenti dei corsi
hanno motivato spunti di ricerca per la ventina di tesi di laurea finora
concluse (mentre una decina sono in fase di conclusione), su un arco ampio
di argomenti quali: la letteratura memorialistica (in ambito fiorentino col
registro di Morello Morelli; sui libri di famiglia a Reggio Emilia, o quelli
dei bolognesi Lamberti e Gozzadini); la letteratura femminile (l'epistolario
quattrocentesco di Luisa Strozzi; le opere cinquecentesche di Tarquinia
Molza; il salotto bolognese di Teresa Carniani Malvezzi; la mediocrità
borghese degli scritti di Tommasina Guidi; le figure delle sorelle degli
scrittori romantici fra Italia e Germania; il rapporto madre-figlia nella
narrativa femminile del '900); le riviste nella realtà locale di Faenza tra
'800 e '900; l'umanesimo musicale di Lippo Brandolini; la tradizione del
cantare storico in Antonio Pucci; la letteratura del popolo zingaro
dall'oralità alla scrittura; la trattatistica rinascimentale del duello in
Fausto da Longiano; la circolazione delle idee estetiche tra Inghilterra e
Italia fra '7 e '800 negli scritti di Della Torre Rezzonico; il tema del
sogno negli scrittori tra Otto e Novecento; la figura del clown tra
letteratura e costume; la narrativa di Silvio D'Arzo nell'ambiente reggiano
di metà Novecento. |
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Il lavoro finalizzato alla preparazione della tesi di laurea ha determinato l'area iniziale degli interessi di ricerca, mirata alla definizione di aspetti non sufficientemente indagati nella Firenze del Rinascimento, come l'ingresso nella produzione artistica della componente femminile. Il volume su I poemetti sacri di Lucrezia Tornabuoni, uscito nel 1978 presso l'editore Olschki di Firenze, presenta in veste critica testi inediti di una rilevante figura letteraria del mondo volgare toscano, con un'ampia introduzione che studia le opere della prima vera poetessa della tradizione italiana, e si apre ad un'indagine sul contesto culturale, animato dall'intreccio di tradizione alta (connessa al Poliziano e al figlio della Tornabuoni, Lorenzo de' Medici) ed il filone della narrativa popolare e avventurosa, realizzata da Luigi Pulci per la protettrice, a fianco di minori personalità protagoniste della letteratura semi-colta di carattere e tono religioso, come è la poesia delle laudi e delle rappresentazioni sacre. Impegno innovativo è stato poi rivolto a puntualizzare la fisionomia culturale, le stratificazioni sociali, le modellizzazioni culturali e gli strumenti di auto-realizzazione del mondo borghese fiorentino. La ricerca innanzitutto individuava innumerevoli testi memorialistici d'origine mercantile, non ancora censiti e carenti di letture critiche e cure editoriali, come dimostravano la Rassegna apparsa nel 1979 su «Lettere Italiane», e l'ampio panorama sulle secolari vicende editoriali delle scritture di memoria. Tale contributo, inserito nel volume miscellaneo sulla letteratura fiorentina del Quattrocento uscito da Pàtron, si arricchisce del Catalogo sistematico dei testi di memoria della Firenze rinascimentale. Esso è stato poi ampliato nell'ambito di una ricerca inter-universitaria dedicata al tema de "I libri di Famiglia in Italia" in collaborazione con il Prof. L. Pandimiglio dell' Università di Cagliari, in continuazione di iniziative di ricerca coordinate da A. Asor Rosa su temi della memorialistica che vedevano la convergenza di studiosi delle discipline storiche, paleografiche e letterarie (M. Luzzati, E. Cristiani, A. Petrucci, A. Bartoli Langeli, A. Cicchetti, R. Mordenti). Da essa è scaturita una pubblicazione periodica specializzata, il «Bollettino dei Libri di Famiglia», uscita dal 1989 presso l'Editore il Bagatto di Roma, ed al cui gruppo redazionale e di direzione Fulvio Pezzarossa ha attivamente partecipato. L'indagine complessiva sui libri di ricordi domestici fiorentini, ha accompagnato la preparazione dell'edizione integrale delle Ricordanze quattrocentesche di Ugolino di Niccolò Martelli, uscita al cadere del 1989 presso le Edizioni di Storia e Letteratura di Roma nella Collana "La Memoria Familiare". In questo volume si porta per la prima volta al contatto reattivo il discorso letterario e le illustrazioni linguistiche coll'analisi del mondo culturale e dei fenomeni sociali che quelle pagine riflettono, in controluce alla parabola ascendente di nuovi gruppi consortili legati strettamente, per ragioni economiche, costumi e comportamenti, alla famiglia Medici e alle vicende politiche del pieno Quattrocento che investono l'intera realtà urbana di Firenze. Nel frattempo erano stati puntualizzati aspetti particolari del testo, col lavoro sul lessico del Martelli apparso in «Lingua Nostra», e con l'analisi della problematica storica e sociale nell'articolo per l' «Archivio Storico Italiano». Questi interventi costituiscono un punto fermo dell'esplorazione nel settore della memorialistica privata e del ricordo storiografico pubblico, com'è attestato dalle ricorrenti citazioni nella bibliografia specializzata italiana ed internazionale, specialmente in rapporto alla capacità di ampliare gli orizzonti fissati dalle precedenti acquisizioni intorno ad alcuni personaggi singolari (Velluti, Pitti, Morelli), qui invece considerati entro un orizzonte di larga diffusione quantitativa. È ora dato acquisito che i libri familiari non costituiscono fenomeno documentario episodico, ma un'abitudine diffusa lungo più secoli e nell'intero contesto italiano, tanto da costituire uno dei più appariscenti ma misconosciuti fenomeni di tradizione letteraria. Essi infatti non rappresentano grezzi documenti pratici, né tantomeno raccolte impressive di sensazioni intime sul modello diaristico della modernità, bensì una serie non interrotta di scritture dall'accurata struttura su ricorrenti canoni redazionali, fino a costituire un vero genere letterario che formalizza in termini di costante e secolare ritualità un intreccio di stili di vita, di coscienza della posizione sociale, di verifica delle strumentazioni culturali, raffinati sistemi di trasmissione della memoria e della identità sociale nello specchio necessario della costruzione scrittoria. Essi costituiscono insomma, nelle varie formulazioni legate al diverso contesto cittadino, il luogo di sedimentazione e la testimonianza più intensamente difesa, della cosciente dinamica dei gruppi sociali emergenti fra borghesia e patriziato, che riconoscono nell'annotazione memoriale privata lo strumento principe della riconoscibilità del proprio esistere civico e della trafila genealogica. Gli scritti familiari giocano una continua trasposizione sul versante più strettamente letterario col genere gnomico e storiografico, com'è evidente dalle contigue esperienze di Machiavelli e Guicciardini, e fungono da cerniera elaborativa tra dimensione politica e formulazione testuale. È quanto Fulvio Pezzarossa ha dimostrato con la relazione del settembre 1997 al Convegno fiorentino sui "Ceti dirigenti nella Toscana dal Medioevo alla fine del Granducato", coordinato dalla Sovrintendenza Archivistica per la Toscana, intitolata ai Mutamenti istituzionali e racconto storico nel Cinquecento fiorentino, con un sondaggio, tra i numerosi testi della storiografia, su Bartolomeo Cerretani e Benedetto Varchi, al fine di esplicitare meccanismi creativi, modelli letterari e ragioni politico-culturali che guidano ideazione e redazione della scrittura storica in una fase di transizione dalla stagione repubblicana verso l'età principesca, analizzando rapporti ed influenze tra crisi politica, potere sovrano e strutturazione testuale. L'attenzione critica si è inoltre concentrata sull'ambiente culturale della Bologna del Quattrocento, con l'esame della mal nota letteratura della corte bentivolesca in supporto di una contemporanea mitografia civica, com'è nelle pagine di Niccolò Burzio, o delle necessità festive, dove un pulviscolo di testi volgari disegna il quadro di una singolare produzione cortigiana ad imitazione delle maggiori città italiane, ed il contributo di grandi e mediocri figure intellettuali è in servizio della costruzione di un'incerta ideologia principesca. Queste ricerche, avviando una collaborazione permanente fra colleghi del Dipartimento di Italianistica e di altre strutture universitarie, del Comune bolognese e dell'Istituto dei Beni Culturali della Regione Emilia Romagna, ha portato alla creazione dell' Archivio Umanistico Rinascimentale Bolognese (A.R.U.B.), sotto il coordinamento del Prof. Ezio Raimondi, e all'avvio di una strategia sistematica d'indagine, tradotta nell'esperienza editoriale (che ha superato il decennio) della rivista «Schede Umanistiche». A partire dalla nuova serie del 1991, Fulvio Pezzarossa ne ha assunto l'impegnativo compito di Direttore Responsabile, con mansioni di coordinamento dei rapporti con le numerose istituzioni coinvolte e i prestigiosi studiosi che hanno offerto la loro collaborazione, organizzando le molteplici iniziative (seminari, giornate di studio, presentazioni editoriali), a cui si connette la vita della rivista nei suoi volumi semestrali. Essa intende tracciare un profilo pluridimensionale dell'orizzonte italiano, con speciale attenzione all'ambiente padano fra Tre e Seicento, dove la categoria di "Rinascimento" è assunta all'incrocio di differenti espressioni di natura artistica, letteraria, istituzionale, politica, sociale, e pertanto l'ipotesi critica apre la staticità categoriale a un concetto di scambi fecondi e continui tra le diverse stagioni culturali intorno alla rinnovata vitalità della tradizione dei "classici" (si veda la neonata esperienza del supplemento alla suddetta rivista, «Antichi e Moderni»). Nell'organizzazione scientifica dell' A.R.U.B., ha assunto il compito di coordinare il settore delle indagini inerenti il versante dello scambio epistolografico, strumento privilegiato per lo scambio e l'intreccio del sistema culturale del tempo (è stato predisposto un primo quadro di riferimento documentale, mentre sono in corso catalogazioni della corrispondenza della cancelleria e della famiglia Bentivoglio con i Gonzaga di Mantova e gli Este ferraresi), oltre che sulla storiografia e la memorialistica, al fine di impostare una ricognizione critica complessiva dei materiali superstiti. Ne sono derivati lungo il 1989 l' intervento su La memorialistica e i ceti bolognesi presentato al Convegno Internazionale "Sapere e/è potere. Discipline, dispute, professioni nell' Università medievale e moderna", inteso ad evidenziare lo specifico della realizzazione di un modello nazionale calato in un preciso contesto di società e cultura, e soprattutto il Censimento delle cronache bolognesi, poi (in redazione definitiva) Memoria Urbis, curata nel 1993 dal dott. L. Quaquarelli. All'interno di un processo recensorio, il volume evidenzia come il materiale storiografico della Bologna medievale e rinascimentale sia da ritenere paritario, in termini quantitativi e di qualità, con le più celebrate esperienze di altre realtà urbane, concretandosi in una produzione secolare, variamente modulata in un intreccio di consuetudini retoriche e costruzione ideologica dalle successive stagioni del potere. L'esperienza fissata per la realtà bolognese è stata posta al centro di un confronto a più voci in occasione del Convegno del marzo 1993 "La memoria e la città. Scritture storiche fra Medioevo ed Età moderna", svoltosi tra Bologna e S. Marino, i cui Atti sono usciti nel 1995. Esso ha consentito a studiosi italiani e stranieri il raffronto delle ricerche e dei lavori editoriali in corso sugli abbondanti materiali della storiografia italiana, in rapporto al fondamentale problema delle motivazioni della loro produzione, alle finalità di destinazione e alle forme del loro utilizzo ideologico, secondo rinnovate prospettive di metodologia critica e ecdotica, oggetto anche di un intervento dell'aprile 1994 al Convegno dell' Accademia dei Lincei su "La filologia e le altre scienze umane". Il tema delle scritture storiche e memorialistiche, consente di aprire rinnovate prospettive di ricerca documentaria entro zone apparentemente marginali rispetto alle più note situazioni toscane, com'è stato dimostrato nel contributo confluito nel volume celebrativo per Ezio Raimondi sulle scritture familiari di ambiente anconitano, il quale presenta un consistente ed inesplorato patrimonio di testimonianze meritevoli di indagini analitiche, e che legano la famiglia Pilestri tramite lo strumento del libro familiare alle loro antiche radici fiorentine, consentendo perciò di esplorare nel vivo di una bruciante esperienza di esilio il valore insopprimibile di una identità sociale e culturale formalizzata nelle preziose reliquie del ricordo del clan, recepite e riscritte attraverso le generazioni. L' occasione del Convegno dedicato a Melozzo da Forlì nell'ottobre '94, oltre a consentire la presentazione di un lavoro sulla sconosciuta figura di Gabriele Poeti, un intellettuale bolognese al servizio dei Riario, ha aperto un filone di grande interesse che attende una prima puntualizzazione, rivolto all'analisi della letteratura in servizio del principe nell'ambiente bentivolesco, tesa ad elaborare una didattica politica alla quale concorrono, con multiformi esperienze culturali e distinte esigenze politiche, semplici mercanti o un gruppo di intellettuali dello Studio universitario, organici al sistema della corte, da Giovanni Garzoni a Bornio da Sala a Filippo Beroaldo. La partecipazione al Convegno di Orte nell'autunno del 1995 sui temi della festa nel territorio dello Stato Papale, ha consentito di allargare le analisi già addietro avviate per il Quattrocento, ed aprire per la prima volta una considerazione globale sul tema della Feste nella Bologna d' antico regime, che presenta una complessa valenza tra elementi della storia dello spettacolo, evoluzione della sensibilità sociale e origine di un'abbondante ma dispersa produzione letteraria, diretta ed evocativa del sistema festivo, che attende indagini e ricognizioni sistematiche. Il saggio (attualmente in fase di stampa) effettua una ricognizione di piena novità sull'utilizzo del testo letterario nel quadro dei complessi cerimoniali delle società d'antico regime, e pertanto sonda le modalità di una ricezione orientata della scrittura teatrale in subordine alle strutture politiche che le commissionano. Nella tavola rotonda italo-francese di Roma, 7-8 marzo 1997, promossa dal gruppo internazionale di ricerca sugli inventari delle biblioteche italiane fra XII e XV secolo, coordinato dalla Prof.ssa Donatella Nabbiai del C.N.R.S. francese, Fulvio Pezzarossa ha presentato i primi esiti delle indagini archivistiche avviate sui materiali utili alla Ricostruzione storico-filologica delle biblioteche istituzionali e private del Rinascimento bolognese. L'emergere di documenti di grande valore, quali l'inventario post-mortem relativo alla biblioteca di Filippo Beroaldo, uno dei massimi umanisti del nostro Quattrocento, ha stimolato l'impianto di una ricerca tesa ad individuare, con una ricognizione della trascurata documentazione archivistica, i percorsi degli strumenti culturali in un orizzonte eminentemente accademico come quello bolognese. Dal saggio su La biblioteca di Filippo Beroaldo, già apparso in «Schede Umanistiche», XI, 1997, come dall'intervento presentato per gli Atti del suddetto seminario (in stampa a Parigi, per cura dell'Institut de Recherche et d'Histoire des Textes e dell'Istituto Centrale per il Catalogo Unico), risulta l'immagine di un'alta professionalità umanistica che apre con vivacità la propria strumentazione didattica al nuovo portato tecnologico della stampa, e piega con disinvolta vivacità la funzione dell'umanista a supporto dei rinnovati orizzonti, anche di natura economica, definiti dal moderno sistema di diffusione libraria, come dimostra la sua stessa raccolta libraria. Sull'onda di un fortunato
corso universitario, dedicato alla letteratura pulp, si è sviluppata una
ricerca testuale intesa a evidenziare un filone di continuità entro la
tradizione della nostra letteratura, oltre le sensibili variazioni dettate
dalle susseguenti stagioni culturali, che accoglie la rappresentazione
tormentata e sofferta del corpo umano, in preda all'istintualità propria e
agli influssi esterni della società e della natura. È uscito presso
l'Editrice CLUEB di Bologna il volume C'era una volta il pulp. Corpo
e letteratura nella tradizione italiana, articolato su due lunghi saggi
intesi ad avanzare una ricognizione critica che superi in chiave di
interpretazione testuale la vivace polemica accesa attorno ai temi e alle
forme della attuale narrativa giovanile, e a evidenziare modalità e
tecniche della rappresentazione corporea nella pagina letteraria. Un aspetto
particolare inerente lo specifico della condizione italiana, che studia e
definisce gli elementi differenziali tra esperienza del filone giallo
poliziesco e quello proprio della breve stagione della letteratura
"cannibale", dal punto di vista delle varie situazioni inerenti la
strutturazione e formalizzazione degli specifici testuali, è stato
affrontato nell'intervento recente per la rivista «Delitti di carta». E
l'interesse per la narrativa della contemporaneità, si è concretato ancora
con l'analisi dei romanzi di Moresco per «L'Indice». |
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> BIBLIOGRAFIA < |
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2) Recensione a AA.VV., Les écrivains et le pouvoir en Italie à l' èpoque de la Renaissance, Paris, Université de la Sorbonne Nouvelle 1973, in «Lettere Italiane», XXVI, 1974, pp. 384-388; 3) Recensioni a D. DELCORNO BRANCA, L' Orlando Furioso e il romanzo cavalleresco medievale, Firenze, Olschki 1973; AA.VV., Aspekte objektiver Literaturwissenschaft, Heidelberg, Quelle und Meyer 1973, in «Lingua e Stile», IX, 1974, pp. 621-623, 627-628; 4) Recensione a M. FRANZBACH, Untersuchungen zum Theater Calderons, München, Fink 1974, in «Lingua e Stile», X, 1975, pp. 166-169; 5) Recensioni a R. JAKOBSON, Über den tsechischen Vers, in «Postilla Bohemica», III, 1974; H. WEINRICH, Literatur für Leser, Stuttgart, Kohlhammer 1971; W. MORETTI, Dalla negazione all' attesa. Da Leopardi agli anni Quaranta, Bologna, Pàtron 1974, in «Lingua e Stile», X, 1975, pp. 376-378, 378-381, 385-388; 6) Recensione a W. HIRDT, Studien zum epischen Prolog, München, Fink 1975, in «Lettere Italiane», XXIX, 1977, pp. 111-117; 7) Recensione a G. ANGELI, Le prove e i testi. Letture francesi, Pisa, Pacini 1975; «Studi Petrarcheschi», VIII, 1976, in «Lingua e Stile», XII, 1977, pp. 713, 729-732; 8) Note sul lessico delle Ricordanze di Ugolino Martelli, in «Lingua Nostra», XXXVIII, 1977, pp. 17-22; 9) I poemetti sacri di Lucrezia Tornabuoni, Firenze, Olschki 1978; 10) Recensione a L.B. ALBERTI, De commodis literarum atque incommodis, a c. di L. Goggi Carotti, Firenze, Olschki 1976, in «Esperienze Letterarie», III, 1978, pp. 110-112; 11) Recensioni a C. ACUTIS, La leggenda degli Infanti di Lara, Torino, Einaudi 1978; Petrarca, 1304-1374. Beiträge zur Werk und Wirkung, her. von F. Schalk, Frankfurt am Mein, Klostermann 1975; F. PETRARCA, Invective contra medicum, a c. di P.G. Ricci e B. Martinelli, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura 1978, in «Lingua e Stile», XIII, 1978, pp. 697-700; 12) La memorialistica fiorentina tra Medioevo e Rinascimento. Rassegna di studi e testi, in «Lettere Italiane», XXXI, 1979, pp. 96-138; 13) La «ragione di Pisa» nelle «Ricordanze» di Ugolino Martelli, in «Archivio Storico Italiano», CXXXVIII, 1980, pp. 527-576; 14) La tradizione fiorentina della memorialistica, coll' Appendice: Per un catalogo dei testi memorialistici fiorentini a stampa, nel vol. G.M. ANSELMI-F. PEZZAROSSA-L. AVELLINI, La memoria dei «mercatores». Tendenze ideologiche, ricordanze, artigianato in versi nella Firenze del Quattrocento, Bologna, Pàtron 1980, pp. 39-149; 15) Recensione a Boccaccio, Venezia e il Veneto, a c. di V. Branca e G. Padoan, Firenze, Olschki 1979, in «Lingua e Stile», XIV, 1979, pp. 731-733; 16) Recensione a B. MITCHELL, Italian Civic Pageantry in the High Renaissance, Firenze, Olschki 1979, in «Lingua e Stile», XV, 1980, pp. 737-738; 17) Recensione a G.M. ANSELMI, Ricerche sul Machiavelli storico, Pisa, Pacini 1979, in «Italianistica», IX, 1980, pp. 338-339; 18) Recensioni a M.C. CANGUZZA BILLANOVICH, L' umanista feltrino Antonio da Romagno e il suo "Liber de paupertate", Firenze, Olschki 1980; M. BERTUCCELLI PAPI, Studi sulla diatesi passiva in testi italiani antichi, Pisa, Pacini 1980; P.G. RICCI, Rari e inediti, a c. di A. Chiari, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura 1981, in «Filologia e Critica», VI, 1981, pp. 145-146, 152-153, 156-157; 19) Recensione a G. CIPRIANI, Il mito etrusco nel Rinascimento fiorentino, Firenze, Olschki 1980, in «Filologia e Critica», VI, 1981, pp. 480-481; 20) Recensione a E. MATTIOLI, Luciano e l'Umanesimo, Napoli, Istituto Italiano per gli Studi Storici 1980, in «Giornale Filologico Ferrerese», V, 1982, pp. 126-127; 21) Recensione a CH. 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IV, La vita universitaria, Firenze, Olschki 1985, in «Schede Umanistiche», I, 1987, pp. 64-75; 27) "Libri di famiglia" e filologia, in «Filologia e Critica», XII, 1987, pp. 63-90; 28) Recensione a L. DE' MEDICI, Ambra, a c. di R. Bessi, Firenze, Sansoni 1986, in «Filologia e Critica», XII, 1987, pp. 293-295; 29) Recensione a Mercanti e scrittori. Ricordi nella Firenze tra Medioevo e Rinascimento, a c. di V. Branca, Milano, Rusconi 1986, in «Intersezioni», VIII, 1988, pp. 391-397; 30) «Non mi peserà la penna». A proposito di alcuni contributi su scrittura e mondo femminile nel Quattrocento fiorentino, in «Lettere Italiane», XLI, 1989, pp. 250-260; 31) Censimento delle Cronache bolognesi del Medioevo e del Rinascimento, a c. di F. Pezzarossa, L. Quaquarelli, R. Salani, C. Varotti, Bologna, Regione Emilia Romagna-A.R.U.B. (Coop. Il Nove) 1989; 32) U. MARTELLI, Ricordanze dal 1433 al 1483, a c. di F. Pezzarossa, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura 1989; 33) Un seminario con Paul Oskar Kristeller, in «Schede Umanistiche», 4, 1990, pp. 5-13; 34) Una prima verifica dei rapporti fra strumenti culturali e ruoli sociali: la memorialistica e i ceti bolognesi nei secoli XIV-XVII, in Sapere e/è potere. Discipline, Dispute e Professioni nell' Università Medievale e Moderna. Il caso bolognese a confronto, Atti del 4° Convegno, Bologna, 13-15 aprile 1989, Bologna, Comune di Bologna-Istituto per la storia di Bologna 1990, III, Dalle discipline ai ruoli sociali, pp. 111-134; 35) Altre filologie a Perugia, in «Schede Umanistiche», n.s., I, 1991/1, pp. 71-78; 36) Verso un Convegno su «La memoria e la città. Scritture storiche fra Medioevo ed Età moderna», in «Schede Umanistiche», n.s., I, 1991/2, pp. 25-49; 37) Bentivoglio, Pepoli, Pio di Carpi, in Die Grossen Familien Italiens, her. von V. Reinhardt, Stuttgart, Kröner 1992, pp. 57-65, 408-416. 434-440; 38) «Le geste e ' fatti de' fiorentini». Riflessioni a margine di un' edizione della "Cronica" di Giovanni Villani, in «Lettere Italiane», XLV, 1993, pp. 92-115; 39) Memoria Urbis. Censimento delle Cronache bolognesi del Medioevo e del Rinascimento, a c. di L. Quaquarelli, Introduzione di F. Pezzarossa, Bologna, Regione Emilia Romagna-A.R.U.B. ( Il Nove) 1993; 40) Quando partiro li Pilestri de Fiorenze. Cinque generazioni da Firenze ad Ancona, in Tra Storia e Simbolo. Studi dedicati a Ezio Raimondi, Firenze, Olschki 1994, pp. 23-52; 41) Una filologia «altra» per le scritture storiche, negli Atti del Convegno Internazionale La filologia testuale e le scienze umane, Roma, 19-22 aprile 1993, Roma, Accademia Nazionale dei Lincei 1994, pp. 279-282; 42) Alcune osservazioni sulle scritture storiche e di memoria nella Bologna tra Medioevo ed Età Moderna, in La memoria e la città. Scritture storiche fra Medioevo ed Età Moderna, Atti del Convegno di Bologna e S. Marino, 24-27 marzo 1993, a cura di C. Bastia, M. Bolognani, coordinamento di F. Pezzarossa, Bologna, Regione Emilia Romagna - A.R.U.B. (Il Nove) 1995, pp. 495-522; 43) Recensione a G. CIAPPELLI, Una famiglia e le sue ricordanze. I Castellani di Firenze nel Tre-Quattrocento, Firenze, Olschki, 1995, in «Lettere Italiane», XLVII, 1995, pp. 663-669; 44) Recensione a L. MARTINES, An Italian Sextet. Six Tales in Historical Context, New York, Marsilio Publisher, 1994, in «Lettere Italiane», XLVIII, 1996, pp. 149-155; 45) Recensione a «L.D.F. Bollettino della Ricerca sui Libri di Famiglia», 5-6, Anzio, De Rubeis, 1994, in «Studi e Problemi di Critica Testuale», 52, 1996, pp. 198-201; 46) Le voci Bentivoglio; Pepoli; Pio di Carpi, in V. REINHARDT, Le grandi famiglie italiane. Le élites che hanno condizionato la storia d'Italia, Vicenza, Neri Pozza Editore, 1996, pp. 91-103; 475-483; 502-506; 47) Le voci Dino Compagni; Giovanni e Matteo Villani, nella Letteratura Italiana dell' Editore Marzorati di Milano (attualmente Roma, Editalia), in corso di stampa; 48) «Vita mihi ducitur inter paginas». La biblioteca di Filippo Beroaldo il Vecchio, in «Schede Umanistiche», n.s., XI, 1997, pp. 109-130; 49) «Y modi de governo de una libera citade». Il trattato politico di Gabriele Poeti tra Bentivoglio e Riario, in La cultura umanistica a Forlì fra Biondo e Melozzo, Atti del Convegno di Studi dell'8-9 novembre 1994, a cura di L. Avellini e L. Michelacci, Bologna, Regione Emilia Romagna-Il Nove, 1997, pp. 189-222; 50) Il colore del "pulp", «Delitti di Carta», 3, 1998, pp. 56-67; 51) C'era una volta il pulp. Corpo e letteratura nella tradizione italiana, Bologna, CLUEB, 1999; 52) Mutamenti istituzionali e racconto storico nel Cinquecento fiorentino. Tra Cerretani e Varchi, negli Atti del Convegno I ceti dirigenti in Firenze dal Gonfalonierato di Giustizia a vita all'avvento del Ducato, Firenze, 19-20 settembre 1997, a cura di E. Insabato, Lecce, Conte Editore, 1999, pp. 213-245. (bozze di stampa); 53) «Canon est litterarum». I libri di Filippo Beroaldo, in corso di stampa nel vol. Libri, lettori e biblioteche dell'Italia medievale (secoli IX.XV). Fonti, testi, utilizzazione del libro, a cura di D. Nebbiai e G. Lombardi, Paris, Institut de Recherche et d'Histoire des Textes-Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche Italiane: (54) Vulcano in
cartellina blu, «L'Indice dei libri del mese», XVII, 2, febbraio 2000,
p. 56-67. |
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> CURRICULUM VITAE < |
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Iscritto nell'a.a. 1972-73
alla Scuola in Perfezionamento in Filologia Moderna della Facoltà di
Lettere bolognese, iniziò l'attività presso l'Istituto di Filologia
Moderna della Facoltà di Magistero, poi Dipartimento di Italianistica
dell'Università di Bologna. Dopo un anno quale collaboratore esterno, tra
novembre e dicembre 1973 ha svolto attività di Assistente supplente; vinta
nel gennaio 1974 una borsa di studio ministeriale, nel dicembre dello stesso
anno ottenne la qualifica di Contrattista e dal 1 agosto 1980 quella di
Ricercatore; dal 20 ottobre 1981 è nel ruolo di Ricercatore Confermato,
svolgendo le suddette mansioni in forma continuativa presso il citato
Dipartimento di Italianistica di Bologna. |